Positività Pe benessere: una missione per il futuro
la felicità dei collaboratori al centro delle attività economiche per superare le difficoltà e puntare a un successo duraturo.

Presidente di Scuola di Palo Alto, una delle più importanti business school italiane, da anni Marco Masella si dedica alla Scienza dell’Happiness, focalizzando se stesso e l’attività della sua azienda sullo sviluppo di valori quali engagement, motivazione e positività. Il suo scopo è contribuire a trasformare l’atteggiamento mentale – prevalentemente passivo e disinteressato – di chi guida le organizzazioni politiche ed economiche del nostro Paese, dimostrando che sviluppando il benessere psicofisico dei propri collaboratori si può concretamente aumentare la capacità di ottenere risultati. Masella ha fatto del concetto di Positività una vera e propria missione e spera che questo nuovo approccio possa diffondersi esponenzialmente in ogni ambito.

Quando e perché la scelta di focalizzare le attività di Scuola di Palo Alto sul pensiero positivo? E, soprattutto, cosa si intende esattamente con l’espressione “positive thinking”?
Personalmente preferisco parlare di Scienza dell’Happiness o di Positività tout court piuttosto che di “pensiero positivo”. Credo che il Positive Thinking sia un concetto ormai superato, poiché per capire quali tecniche e approcci funzionano e quali no utilizza esclusivamente metodologie sperimentali. Oggi invece si parla di Scienza della Felicità che, come dice la parola stessa, affonda le proprie radici nelle discipline scientifiche concrete – come Biologia, Neuroscienza e Psicologia Applicata. Le ricerche e gli studi in questi ambiti costituiscono le fondamenta su cui poi si sviluppano gli approcci volti a incrementare la positività e la motivazione delle persone. Scuola di Palo Alto ha intrapreso questo percorso nel 2003 con il ciclo di convegni L’Entusiasmo in Azienda, in cui si riconosceva il ruolo centrale del benessere in ambito lavorativo.

Ciò che colpisce è, infatti, la scientificità del business positivo. Esperti e accademici hanno dimostrato – dati alla mano – che uno stato di benessere psicofisico porta a una maggiore produttività personale e quindi aziendale. Come si sta diffondendo questa consapevolezza? C’è scetticismo?
Naturalmente ci sono ancora molti scettici, ma sono ormai numerosi i manager e i dirigenti che hanno abbracciato questo nuovo approccio. E, guarda caso, si tratta proprio dei manager di quelle aziende che, nonostante le difficoltà socio-politiche ed economiche del periodo storico che stiamo vivendo, hanno saputo trovare una via d’uscita alla crisi e continuano a prosperare nonostante tutto. Sono molte le organizzazioni che hanno fatto del concetto di Positività il loro mantra. Prendete, per esempio, il Gruppo Assicurazioni Generali S.p.A. e la sua ormai famosa campagna di successo Vediamo Positivo. I due slogan principali del progetto, “Guardare la vita con positività è il primo passo per migliorarla” e “It’s a Good Day to Have a Good Day” racchiudono l’essenza di ciò in cui crediamo noi e quelli che la pensano come noi. Tuttavia, la positività non deve essere il fine ultimo del processo di trasformazione mentale, bensì il punto di partenza, il timone che permette il cambiamento di rotta.

Nel 2013 ha debuttato in Europa il Positive Business Forum, convegno di due giorni organizzato da Scuola di Palo Alto interamente dedicato al business positivo. Un bilancio dell’evento?
L’evento è stato indubbiamente un successo, prima di tutto perché si è trattato di un’iniziativa unica nel suo genere. I maggiori esperti mondiali della Scienza dell’Happiness si sono riuniti per condividere con manager, imprenditori e psicologi – ma anche persone comuni interessate a una crescita personale – i risultati concreti delle loro ricerche sulla felicità svolte in oltre vent’anni di carriera. La partecipazione è stata incredibile; abbiamo avuto ospiti provenienti da tutta Europa e dal Medio Oriente e non possiamo che essere contenti di questo: un ulteriore passo avanti per diffondere un modo nuovo di concepire la positività.

Da quando avete cominciato, avete notato cambiamenti o tendenze importanti nell’atteggiamento delle aziende?
Certamente; si tratta di un processo abbastanza naturale. Nei periodi di crisi, se non ti evolvi, muori. Se non ti rinnovi e non sperimenti nuovi approcci, non durerai a lungo. Le aziende non solo hanno bisogno di cambiare, ma devono farlo per continuare a prosperare. E queste trasformazioni non riguardano solo la struttura dell’organizzazione, ma anche e soprattutto i collaboratori. Quando le persone sono felici, sono maggiormente predisposte a cogliere le opportunità; esperimenti di eye-tracking – lo studio dei movimenti oculari su un monitor – hanno dimostrato che le emozioni positive espandono concretamente la nostra visione periferica, spingendoci a cogliere dettagli che prima non vedevamo e aiutandoci così ad ampliare la prospettiva sull’ambiente circostante.

A proposito di aziende, a loro è dedicato il Positive Business Award, un premio che celebra le organizzazioni, gli imprenditori e i manager che hanno capito l’importanza della felicità delle persone per raggiungere il successo [vedere pagine seguenti]. Quali sono gli obiettivi di questo premio? Pensate di riproporlo?
Il Positive Business Award è stato concepito proprio per dare un riconoscimento a quelle aziende e a quegli individui che hanno applicato con successo alla loro attività e alla gestione dei loro collaboratori gli insegnamenti della Scienza dell’Happiness. Si tratta di imprenditori e organizzazioni che stanno facendo cose davvero straordinarie – senza cadere in distorti meccanismi settoriali e funzionali – e che si meritano un premio per il lavoro svolto. Dopotutto, il rinforzo positivo è uno dei cardini della Positive Education: se i successi vengono premiati, si è spronati a ripeterli. Poiché l’evento nel suo complesso – sia la serata di gala sia tutto il processo di invio e valutazione delle candidature – ha avuto un enorme successo, siamo già al lavoro sulla seconda edizione dell’Award, che si svolgerà in concomitanza con Expo2015.

“La positività può essere appresa” è uno dei vostri motti. Per questo avete creato Educare i Bambini alla Felicità, un progetto che ha lo scopo di spiegare il ruolo della felicità nella crescita dei più piccoli, nonché i metodi per trasmetterla. E i venditori, anche loro possono “imparare la felicità”?
Il percorso Educare i Bambini alla Felicità rientra nelle attività legate alla Positive Education, una delle branche più importanti della Scienza dell’Happiness. È stato concepito per insegnare ai nostri figli a essere felici da subito, in modo che crescano mettendo il loro benessere psicofisico al primo posto e diventino adulti solidi, capaci, performanti e soddisfatti. Il cervello umano tende a ripetere quei comportamenti che considera utili, mentre lascia atrofizzare i percorsi neuronali non legati a comportamenti vantaggiosi. Per questo è importante “abituarsi” a essere felici, in modo che il cervello arrivi a vedere lo stato di felicità e benessere come imprescindibile per la buona riuscita di qualsiasi attività che svolgiamo. Da qui deriva il famoso motto di Shawn Achor, uno dei principali esperti di Positività che ha partecipato al Positive Business Forum: “Non sei felice perché hai successo, hai successo perché sei felice”. Naturalmente tutte queste premesse valgono anche per i venditori. Per loro positività e felicità sono due concetti basilari, che devono diventare una vera e propria filosofia di pensiero: come fanno a vendere un prodotto oppure a offrire un servizio se non credono di potercela fare? E, attenzione, non si tratta di ottimismo irrealistico; credere nelle proprie capacità ed essere soddisfatti della propria vita è indispensabile per avere successo.

Quali sono, secondo lei, le tre caratteristiche di un venditore felice e produttivo?
A mio avviso, un venditore felice e produttivo deve essere innanzitutto solido. La solidità dell’individuo è alla base della felicità; è sinonimo di determinazione e di resilienza: un venditore-banderuola che si fa trascinare da eventi ed emozioni non avrà alcun successo. In secondo luogo, un venditore efficace dovrebbe essere curioso e mostrare interesse nei confronti di ciò che succede intorno a lui; deve saper ascoltare il cliente, fare le domande giuste e mettere in relazione elementi apparentemente distanti fra loro. Infine, il venditore ideale deve essere pieno di energie, oserei dire quasi sovraeccitato.

Come si rapporta questo tipo di venditore al cliente?
Il venditore che ho delineato è una figura che si pone a metà tra il professionale e l’amicale. Da un lato, si comporta come un vero professionista: è competente, educato, attento e scrupoloso, perché è così che lo vuole il cliente. Dall’altro, punta a fare di ogni incontro un momento piacevole, come se fosse un amico che sa mettere gli altri a proprio agio e limitare le tensioni che potrebbero crearsi. Grazie a questa combinazione, il cliente ha l’impressione che la persona che ha di fronte stia facendo realmente i suoi interessi e che sia davvero interessato a lui e non che voglia esclusivamente vendergli un prodotto o un servizio a qualunque costo.

Quali altri progetti avete in serbo per i prossimi mesi?
Scuola di Palo Alto è sempre alla ricerca di iniziative nuove e interessanti, ma – com’è logico – punta anche a replicare i successi passati. Innanzitutto, stiamo già lavorando alla seconda edizione del Positive Business Forum, che si terrà questa volta in Medio Oriente, più precisamente a Dubai. Poi, come ho già anticipato, ci stiamo occupando anche dell’organizzazione della seconda edizione del Positive Business Award. Entrambi questi eventi hanno avuto un seguito e una risonanza internazionale importanti. Intensificheremo le iniziative legate al Positive Training, dato che crediamo in questo nuovo approccio e vogliamo diffonderlo il più possibile. Rafforzeremo lo sviluppo – già avviato con successo – dei cosiddetti Tools for Happiness, strumenti di valutazione e controllo dedicati alla crescita dei collaboratori sia sul piano professionale che personale. Infine, continueremo a portare avanti il progetto Educare i Bambini alla Felicità, perché siamo fermamente convinti che la positività e il benessere siano fondamentali per la trasformazione dell’atteggiamento mentale di ognuno di noi e vogliamo che questo percorso non profit sia il caposaldo della nostra attività negli anni a venire.

Tratto da V+ di settembre 2014

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